|
La donna dal Medioevo
all'Illuminismo
Usi & Costumi nel Medioevo
La donna barbara
Fin da bambine, le donne delle popolazioni dell’Europa
settentrionale, erano abituate dalle loro stesse mi a sapersela
cavare da sole, ad avere profondissimo rispetto dei valori e delle
tradizioni, e, soprattutto, ad avere disprezzo della vita comoda;
esse vivevano il più delle volte in piccole famiglie, dove il padre
lavorava e la madre badava ai bambini che non erano mai molto
numerosi.
CCVIN.jpg (8080 byte)
Questi popoli, infatti, che vivevano in piccole tribù a volte
nomadi, non si interessavano all’agricoltura a causa della
rigidezza del clima, bensì alla caccia e alla pesca. Per questa
ragione il maggiore numero di bocche da sfamare non veniva
bilanciato dalle braccia dedite al lavoro nei campi (ecco la causa
della prolificità non elevata).
Le bambine germaniche giocavano sì come i loro fratellini, ma a
differenza di questi, che già da giovani erano introdotti
all’arte della caccia e che perciò passavano gran parte del tempo
a costruirsi le proprie armi, apprendevano dalla madre –
precettrice dei trucchi- il loro certo futuro mestiere: le donne di
casa. Non per questo, però, erano estranee ai mestieri maschili: in
caso di morte del marito, loro stesse dovevano essere comunque
pronte a sfamare la propria prole in attesa di risposarsi; così
anche la caccia era una importante, seppur secondaria, materia di
insegnamento.
Una volta cresciute, queste donne, venivano presto maritate spesso
in seguito ad accordi tra famiglie, stipulati in tenerissima età.
Dopo ciò erano finalmente pronte ad avere dei figli da crescere con
la stessa durezza che avevano avuto le loro madri.
Le donne barbare non erano solite usare né trucchi, né curate
acconciature. Nella loro vita spartana non c’era spazio per il
rilassamento o la cura della propria immagine. Anche il loro
abbigliamento era molto austero: lunghi vestiti ben imbottiti e
fatti con la pelle degli animali cacciati dai mariti; esse stesse si
preoccupavano di conciarla e cucirla.
La donna bizantina
La vita di una ricca bambina bizantina era assai diversa da quella
di una sua più primitiva parente germanica.
Appena messa al mondo essa veniva affidata a una nutrice, che
prendeva il posto vero e proprio della madre naturale; con essa,
infatti, la bimba non aveva rapporti frequenti, ma quasi sempre
formali.
LDI1.GIF (9725 byte)
In compagnia della "madre adottiva", la giovane non aveva
rapporti col mondo esterno: essa viveva in un mondo lussuosissimo,
fatto di preziosi ori e marmi, ovattato, ben protetto dalla realtà
esterna. In questo luogo ameno la bambina giocava spensierata con i
più ricchi giocattoli, spesso con bambole tanto belle da essere
considerate opere d’arte, affiatandosi sempre di più con la
precettrice; una volta raggiunta la prima adolescenza veniva spesso
istruita da famosi dotti, il cui compito era di preparare la futura
donna alle complicate regole di comportamento che la società
pretendeva.
Pian piano che la crescita avveniva, essa era sempre più
vorticosamente introdotta alla vita di gruppo, dalla quale non si
sarebbe mai più separata.
Una volta giunta l’età di matrimonio, per noi piuttosto giovane,
ma per quei tempi giudicata normale, la ragazza conosceva il marito
prescelto dai genitori (pare che in questo campo molte culture si
somigliassero) e convogliava con esso a faraoniche nozze.
La vita di mogli non si sarebbe molto distaccata da quella
precedente: come abbiamo già visto la cura dei figli non era suo
compito e alle faccende di casa non pensava certo lei, bensì un
vero e proprio esercito di servitori. Il suo "lavoro"
quotidiano era quindi quello di fare presenza agli innumerevoli
appuntamenti e banchetti di cui la sua vita era fatta.
Tuttavia la storia riporta numerosi esempi di donne che, giunte al
potere, si sono riconosciute o per l’amore, la pietà e la
saggezza, o per la crudeltà e le atrocità rivolte alla stessa
prole (come la famosa Irene che fece togliere gli occhi al figlio
per togliere di mezzo un concorrente).
Come si può capire dall’ambiente in cui viveva, anche la cura
della sua persona era quanto mai sfarzosa; si dilettava nella
creazione di nuove ed esotiche fragranze di cui si cospargeva spesso
il corpo e il trucco e l’acconciatura erano sempre molto curati.
L’abbigliamento era assai sfarzoso, nonostante si potessero ancora
vedere i segni di una antica semplicità (gli abiti degli Antichi
Romani erano piuttosto disadorni): la donna indossava una tunica,
fermata da una fibbia d’oro sotto ad un preziosissimo mantello,
ornato e ricamato coi più ricchi materiali mentre le gambe erano
coperte da ricche stoffe e i piedi calzavano dei sandaletti dorati.
La donna dall’impero carolingio alla fine del Medioevo
EDB2.jpg (23354 byte)Ai primi albori del secolo VIII l’Europa
Occidentale è preda della superstizione e della grossolanità dei
costumi, ma soprattutto questo periodo è caratterizzato da una
donna nel cui animo si alternano vicendevolmente profonde
contraddizioni morali.
Nelle campagne la donna schiava conduce una vita meno misera, ma
comunque difficile perchè sottomessa ad un padrone spesso spietato,
che la società imponeva. E, mentre le donne libere, non
appartenenti ad un rango sociale elevato, erano soggette ad una vita
faticosa e priva di gioia, le nobildonne si concedevano a
divertimenti grossolani e, incuranti di accrescere la propria
interiorità, si avviano verso quel lusso che, al declinare del
Medioevo, raggiungerà la stravaganza.
Dall’anno Mille il mondo si trasforma: la donna povera conduce
sempre la stessa misera esistenza, abita nelle casupole che
circondano i grandi castelli feudali e come prima è sottomessa ai
padroni.
La signora, invece, vive nei grandi castelli circondata da dame,
cavalieri, servitori. Le giornate trascorrono veloci: ci sono da
sorvegliare i cuochi affaccendati intorno alle caldaie, i
giardinieri intenti a curare i meravigliosi giardini, i servitori
che si occupano delle sale, colme di argenti e di oggetti preziosi.
Ma le serate sono interminabili. Accanto ai grandi camini siede la
castellana che ricama, mentre gli altri familiari giocano agli
scacchi oppure ai dadi. Era piacevole in questi momenti ascoltare le
storie di altri feudatari di altri paesi, raccontate dai viandanti e
dai pellegrini, ospiti del loro castello. L'orecchio si fa poi più
attento quando giunge un menestrello che, accompagnandosi con un
liuto e con una mandola, canta delicate rime d'amore.
È nata la cavalleria: in cambio dell’amore la donna esige la
protezione; una protezione che si estenda anche ai valori del suo
spirito. Vuole essere guardata punto di vista di un simbolo
raffinato e mistico; esige diventare sinonimo di virtù e
gentilezza; desidera essere cantata e mostrata al mondo nella
rinnovata sembianza di dea della bellezza e dell'amore.
EDB3.jpg (10301 byte)
Il culto di tali ideali femminili nacque soprattutto in Firenze,
raffinata e civile, dove la donna fu chiamata la depositaria dei più
elevati sentimenti. Purtroppo nella vita domestica e in quella
politica, questa fu piuttosto una vittima dei soprusi e della volontà
del più forte. Subì fin dai più teneri anni la tirannia dalla
vita monacale e dei matrimoni forzati. Essa infatti veniva sposata
giovanissima; prendere marito a diciotto o venti anni, significava
sposarsi tardi. Verso dodici anni le veniva, perciò, destinato il
futuro marito.
Neppure le mura del monastero venivano rispettate e spesso le
fanciulle venivano strappate al ritiro della tranquilla vita
monastica con il compito di stabilire nuove alleanze, unire fazioni
avverse o placare gli odi. Non sempre, però erano all’altezza del
ruolo loro affidato, per cui esse provocavano con astuzia e
parzialità femminili, dei veri e propri conflitti, seppure non
cruenti.
A causa delle violenze, degli odi, dei rovesciamenti di potere,
delle discordie civili, essa veniva a trovarsi implicata quale
vittima, in situazioni drammatiche. Le vendette premeditate,
trasmesse di padre in figlio, insieme con il vigore di un odio
implacabile, gettavano le povere madri, le spose, le sorelle, le
figlie, in uno stato di ansia e di sofferenza indicibile.
Ma non solo la donna assisteva impotente ai tristi spettacoli della
vita politica, persino le leggi la tenevano in inferiorità civile,
essendo la sua condizione giuridica, di perfetta sottomissione e
subordinazione. A Firenze, per esempio, le donne erano sottomesse
alla volontà del procuratore, per cui senza di lui in nessuna
occasione le era consentito dire una parola in sua difesa o muovere
un passo.
I poeti cantavano una donna angelica e virtuosa, ma facilmente nella
vita reale le donne da angeli si trasformavano in cortigiane avide
di divertimenti e sfrenate nel lusso.
Da contrapporre alle nobildonne, apparentemente agiate, è la vita
deprimente delle buffonesse che si esibivano in spettacoli
grotteschi esibendo davanti ai padroni le loro deformità. Queste
povere nane venivano spesso accompagnate dai padri, i quali poi
chiedevano alle nobildonne se si fossero divertite.
La vita era priva di armonia. L’eccesso dominava in tutti gli
aspetti di essa. I sentimenti erano troppi e troppo violenti e le
idee poco chiare. La giovinezza che se ne sfuggiva a trent’anni,
induceva la donna a godere freneticamente delle gioie lecite ed
illecite della vita senza un ragionevole criterio.
L'ipocrisia poi, contaminava la gioia e il dolore. Qualsiasi
manifestazione doveva osservare una speciale etichetta. Nel '400, in
Francia, la gentildonna per la morte di uno dei genitori doveva
rimanere a letto per nove giorni.
EDB1.jpg (25677 byte)
Persino l’abbigliarsi comportava delle notevoli complicazioni.
Ogni colore simbolizzava uno stato d’animo, ed aveva un suo
linguaggio, dalla pelliccia o dall’abito, oltre la classe sociale
della donna, si riconosceva lo stato d'animo e persino il rapporto
di amica o di amante. Per svelare il proprio amore la donna si
abbigliava in maniera particolare.
Le vesti erano spesso stoffe preziose, le giovinette solitamente
preferivano il blu o il rosa, le dame il rosso, il nero, il grigio.
All’abito già abbastanza complicato si aggiungevano gli
ornamenti, eccessivi nella loro sorprendente sovrabbondanza, mentre
i belletti servivano a correggere la natura. Le pettinature erano
varie, seppure complicate e spesso i capelli venivano
artificiosamente accorciati e trattenuti da diademi o da ornamenti
vari.
La donna tra le complicazioni spirituali, i furori politici,
l’artificiosità quotidiana era costantemente e violentemente in
lotta con il bene e il male, e talvolta era persino incapace di
distinguerli. La donna angelo e la donna demone: due figure, due
chiavi di lettura per comprendere meglio questo secolo. |